La "Beata" Taricona - KASIA SMUTNIAK: Kasia. Inquieta. Imprevedibile. Vibrante. E bella come una sirena. In sintesi, la donna che fa perdere la testa agli uomini. di Monica Capuani per GQ Febbraio 2008, foto Simon

Nell’ultimo
film di Peter Del Monte, Nelle tue mani (distribuito dalla Teodora Film di Vieri
Razzini), si chiama Mavi. È il personaggio centrale – stella esplosiva, buco
nero e procreatrice di caos – attorno al quale gravita, stregato e rassegnato,
Teo (attore-feticcio di Antonio Latella in teatro), studente di astrofisica che
conosce bene il potere incoercibile delle forze della natura. Kasia Smutniak,
che l’ha spuntata su fior di colleghe, riesce a far convivere nel suo
personaggio paura e spavalderia, tenerezza e iracondia. Ma se cedi alla
tentazione di attribuirle quelle caratteristiche anche fuori dal set, sei
lontanissimo dalla realtà. Quando apre la porta dello studio della sua agente a
Roma (lei ora vive in campagna e per comodità ci incontriamo qui), con la figlia
Sophie in braccio e il sorriso aperto, è subito evidente che con quel disagio
non ha nulla a che spartire. Kasia è una ragazza aperta, che parla chiaro.
Qualche mese fa, una sua dichiarazione-choc su Nanni Moretti, suo partner nel
film corale Caos calmo di Antonello Grimaldi, tratto dal romanzo di Sandro
Veronesi, è rimbalzata su tutti i giornali. Al cronista che le chiedeva come si
era trovata con cotanto comprimario, lei aveva risposto candida: “È molto
simpatico, legge perfino Novella 2000”. Kasia ne ride ancora. “Quando ho visto
riportare quel commento dappertutto, mi sono resa conto che forse avevo fatto
una gaffe. Ma Nanni il giorno dopo mi ha detto: ‘Hai sbagliato. Dovevi dire che
leggo solo Novella 2000’. È stato un compagno di lavoro prezioso, è un attore
che aiuta molto. Mi faceva troppo ridere, se ne andava in giro sul set con la
sua telecamera a riprendere cose assurde. Un piccione, per esempio”. In Nelle
tue mani, Kasia ha avuto finalmente l’occasione di un ruolo da protagonista. E
ha vinto la sfida di un personaggio tutt’altro che semplice. “Il giorno in cui
dovevo incontrare Peter per il provino ho avuto un incidente con il motorino e
non mi sono presentata. Abbiamo rimandato a due giorni dopo, quando ero ancora
dolorante e incazzata come una bestia. È stato funzionale alla scena, però,
perché dovevo perdere la testa per gelosia e quella giornata era perfetta. Peter
non parla, non è un regista che ti fa capire se gli sei piaciuta o no, è
impenetrabile. Quando ho letto la sceneggiatura, Mavi non riuscivo proprio a
capirla. Tutto quel malessere... è qualcosa che non mi appartiene. Ma forse è
stato proprio proprio questo a intrigarmi. E avevo una fiducia totale in Peter,
forse per la prima volta nella mia vita ho avuto voglia di diventare uno
strumento nelle mani di un regista. Lui non si alza finché non ha ottenuto
quello che vuole. Altro che Actors Studio! Ho imparato più da questo film che in
qualsiasi scuola di recitazione”. Sophie ascolta sorniona, mentre disegna con la
matita delle faccette sorridenti su un foglio. È stranamente paziente, per
essere una bimba di nemmeno tre anni. Forse essere figlia di due personaggi
dello spettacolo (papà si chiama Pietro Taricone) svezzata fin dalla culla e
abitua da subito a obiettivi fotografici, telecamere e taccuini puntati. Per il
ruolo di Mavi, Kasia ovviamente si è appoggiata sulla sua esperienza di madre,
unico tratto in comune con il personaggio. “Mentre giravamo il film, Sophie
aveva un anno e mezzo, esattamente come la bambina del film. Nella vita di una
madre giovane, anche meno irresponsabile di Mavi, c’è sempre un momento di
rottura. Ti rendi conto che la tua vita non sarà mai più la stessa, e questo
produce un’inevitabile reazione di rabbia. Soprattutto in Italia, un Paese tutto
famiglia, ma che fa di tutto per scoraggiare una coppia giovane dall’avere un
figlio. Da un giorno all’altro ti ritrovi madre, e una donna oggi non è pronta a
perdere la libertà a venticinque anni, come ho fatto io. È questo spaesamento
che mi ha fatto sentire più vicina a Mavi”. A vederla non diresti mai che Kasia
provenga da Wojewoda, un paesino della Polonia profonda, incastonata in quell’Europa
dell’est che sta esportando in Italia attrici come Barbora Bobulova e Antonia
Liskova. Kasia infatti ha occhi e capelli scuri, un volto regolare alla Nathalie
Portman, ma con una carica di determinazione e sensualità in più. È figlia di un
militare, abituata da sempre a cambiare città a ogni trasferimento del padre.
L’infanzia l’ha trascorsa nella Russia sovietica. “Sono nata nel ’79 e in Russia
ho vissuto qualche anno di comunismo. Abitavamo vicino a Mosca, e quel periodo
me lo ricordo come uno spasso. Da bambina, cosa potevo capire? Sui libri di
scuola c’era la foto di Stalin, ‘padre di tutti noi’. Una volta sono tornata a
casa e ho detto: ‘Mamma, la maestra ha detto che mio papà non è lui, è Stalin!’.
Le parate del 1° maggio erano una festa per noi bambini. Poi siamo rientrati in
Polonia, e anche lì abbiamo cambiato spesso città. Sono andata via di casa a
diciotto anni per fare la modella: mi spostavo continuamente, non vivevo da
nessuna parte, guadagnavo bene. La mia prima macchina, una Fiat Punto blu
elettrico, l’ho comprata con i miei risparmi. Poi mi sono fermata quattro anni a
Milano. Ma ancora oggi non riesco a immaginarmi in un posto solo. Non faccio mai
la raccolta-punti al supermarket: mi dà un senso di soffocamento legarmi ai
luoghi e alle cose. I rapporti con le persone sono tutt’altro discorso: non ho
paura di affezionarmi. Gli amici viaggiano, i sentimenti vivono al di là della
distanza”. È difficile pensare che Kasia abbia fatto la modella, a vederla oggi
con Sophie. “È nato tutto da uno scherzo delle mie compagne di scuola, che
spedirono una mia foto a un concorso importante. Sono arrivata seconda, ma
un’agenzia di moda mi ha reclutata. Per i miei, finché prendevo bei voti a
scuola, non era un problema”.
KASIA SMUTNIAK - Fotogallery da GQ Febbraio 2008 - ph. SIMON