La "Beata" di Nero - Alla scoperta dell' Asia di Gabriele Romagnoli, foto di Terry Richardson - Asia Argento si racconta a tutto tondo al pubblico di GQ 

Parto in una mattina romana piena di sole, portando come bussola una frase che lei, Asia Aria Anna maria Vittoria Rossa Argento ha preso in prestito dal più sintetico Bret Easton Ellis: “Ho creato un personaggio, ma mi sono stufata di pagare il biglietto per assistere allo spettacolo di me stesso”. Questo è un altro film, che non ha per protagonista la diva scarlatta, l’esibizionista con l’angelo tatuato sul pube o la lolita vampira. Ci sono anche loro, ma come comparse sullo sfondo.in primo piano: una ragazza di 32 anni, residente in un non luogo, madre a tempo pieno, più spaventata che guerriera, sola per vocazione più che per destino, vergine all’anagrafe degli astri, che piange in un posto segreto dove pensavo di essere l’unico al mondo a farlo. Partiamo da lontano, dal ricordo più netto, il momento che ti definisce. Ho nove anni,mi alleno per poter fare a botte con i miei compagni a scuola.Ti aggredivano? No, è una mia fantasia,ma non distinguo. Sono Asia contro il resto del mondo. E allora metto un cuscino sul muro e colpisco, forte, forte... Fino a farti male... Infatti mi faccio male. Non riesco più a muovere la mano. Ma papà se ne frega e mamma... Mamma dice:“È una microfrattura”. E se è micro, lo capisco anch’io, conta poco. Ma la mano s’ingrossa e a scuola mi chiamano “Zampa d’elefante”. E tu non puoi nemmeno menarli. Infatti. Poi viene a trovarmi mia nonna, si preoccupa, si stupisce che nessuno mi abbia fatto fare i raggi X, lo fa lei e viene fuori che ho una frattura, non micro, del metacarpo, e me la prendo con i miei. Solitudine, diffidenza, rancore. Ma anche autodisciplina, forza interiore, capacità di progettazione. Come psicologo dilettante ne ho azzeccata qualcuna? Solitudine, soprattutto. Amiche? Due. La prima. Lei aveva anche tante altre amiche, io invece solo lei. E questo non potevo sopportarlo. La seconda. Un’amica immaginaria. Si chiamava Carletta. Era più grande di me, faceva la telefonista, così mi poteva mettere in contatto con un sacco di persone. Ah, e poi ce n’era anche un’altra, una vera, ma molto grande, una vecchia, che faceva la pittrice. Una cagna, come pittrice. Viveva in uno scantinato, con un sacco di gatti. Mia madre voleva che mi facesse un ritratto e mi ci mandava. A me faceva schifo come dipingeva,mi faceva schifo il piscio di gatto,ma continuavo ad andarci per stare con qualcuno. Poi, più avanti, hai trovato amici veri? Gli amici non li vedi nel momento del bisogno, li vedi in quello del successo. Appena ne ho avuto un po’, eccoli: una foresta di amici. E di delusioni. Sei stata in analisi? Dai quattordici ai diciassette. Poi ho smesso. Perché? Per una frase del terapeuta: “Sei un albero troppo giovane,non riesco a potarti”. Ho chiuso per anni, e ho ricominciato solo qualche mese fa. Non lo so,non credo ci sia un tempo prestabilito per fare le cose, non ho mai badato molto al tempo, all’età. Quando avevo sedici anni i miei coetanei non mi interessavano, andavo soltanto con uomini di trentadue, trentatré. E adesso che ne hai trentadue? Sedicenni no, ma hanno tutti sei, sette anni in meno. Meglio, avevano. Non c’è più nessuno, zero, da un sacco di tempo. Che cos’è successo? Hai usato l’insetticida? Non proprio. Tanto vale che lo racconti. Gli ultimi sei uomini con cui sono andata a letto non ce l’hanno fatta a fare l’amore con me. Zero? Zero. E il settimo ha cercato di prendere il Viagra sotto i miei occhi. L’avesse fatto di nascosto, pazienza. Ma così, davanti a me, gli ho dovuto dire di lasciar perdere e l’ho dovuto spedire da dove era venuto. Ti sei chiesta come è stato possibile? Io credo che loro si aspettassero qualcos’altro, sai: il personaggio, quella che mi sono stancata di essere,s adomaso, lesbochic o come cavolo mi immaginano. Sono stata me stessa e non bastava. Poi, loro hanno detto tutti la stessa frase,questa: “Io la prima volta non ci riesco mai”. E tu non concedi una seconda chance? No,grazie. Non per fare l’avvocato dei Magnifici 7 , ma capita ancora che qualcuno confonda il sesso con l’amore e che abbia bisogno di qualcosa chiamato intimità, confidenza... Auguri. E auguri anche a me. Per adesso sto ferma un giro, poi vediamo, magari incontro qualcuno che ci riesce, in una di queste notti. Le persone diverse ormai le incontri più facilmente alle tre del pomeriggio, sedute sul bordo di una fontana. Io le cerco su Internet.. E funziona? Come sopra. Ma ormai mi sono appassionata alla rete. Passo ore e ore collegata a My Space. Chatto con queste persone che abitano in luoghi lontani. Poi magari vengono a trovarmi e... E zero. Ma non ti dà fastidio entrare in contatto con gente che per te è completamente sconosciuta, mentre loro... ...possono vedermi nuda con due clic? Ma non ci posso fare niente. E poi su Internet non mi nascondo, uso il mio nome vero. Perché ti chiami Asia? Perché sono stata concepita nella parte orientale di Istanbul. E Vittoria Rossa? Mio padre è ultracomunista. Una sera, proprio mentre uscivamo da questo ristorante, mi ha detto:“Meno male che c’è stato il cinema, sennò avrei fatto il terrorista”. Meno male che c’è stato il cinema, sennò tu? Mi sarei suicidata. - Leggi l’intervista intera su GQ (Luglio 2007, n. 94).

FOTOGALLERY Asia Argento - GQ Luglio 2007